Vannacci premier e Giorgia Meloni Presidente della Repubblica. Sembra fantascienza, ma forse è proprio lo scenario impronunciabile che una parte della politica e dei giornali sta già cominciando a maneggiare senza dirlo fino in fondo. In questa puntata parto dalle parole di Giorgia Meloni sulla Presidenza della Repubblica a 10 minuti, da Nicola Porro, e dalle indiscrezioni circolate nelle ore precedenti sul possibile rapporto tra la crescita del movimento di Roberto Vannacci e i futuri equilibri del centrodestra. Se Vannacci dovesse davvero arrivare alla doppia cifra, che cosa accadrebbe dentro la coalizione? Forza Italia e Lega sarebbero ancora in grado di pesare più di lui? E Meloni potrebbe essere tentata dall’idea di diventare la prima donna al Quirinale e la prima Presidente della Repubblica espressione della destra? Da qui allarghiamo lo sguardo alla comunicazione politica della settimana: Forza Italia che continua a parlare di Vannacci finendo per rafforzarlo, il centrosinistra che non riesce nemmeno a coordinare il nome della propria alleanza, Carlo Calenda che fa il dito medio e vince su Michele Boldrin sul terreno dell’attivazione emotiva, Salvini che passa dagli anni del Papeete agli hamburger presso l’ambasciatore americano a Roma, Piccolotti che evoca manipolazioni algoritmiche senza portare prove, Vannacci che mostra il corpo come dispositivo di credibilità e i partiti che continuano a pubblicare grafiche e messaggi come se la comunicazione fosse un dettaglio decorativo. Il punto è sempre lo stesso: la politica italiana ha conservato quasi tutto dell’eredità berlusconiana, tranne l’unica cosa davvero decisiva, cioè la comprensione profonda di come e perché quelle tecniche funzionavano.
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